Il passaggio generazionale del patrimonio — Mirko Tessari

Il passaggio generazionale del patrimonio: come non lasciare nulla al caso

L’85% delle imprese italiane è di tipo familiare. Di queste, solo il 30% sopravvive al passaggio alla seconda generazione. Meno del 15% arriva alla terza. Il 4% alla quarta. Sono dati che il Sole 24 Ore, Confartigianato e l’Osservatorio AUB (AIDAF-UniCredit-Bocconi) riportano con regolarità — e che ogni volta lasciano un senso di incredulità.

Eppure non dovrebbe sorprendere. Il passaggio generazionale non fallisce perché i figli sono incapaci o i genitori poco lungimiranti. Fallisce perché nessuno lo pianifica. Si rimanda, si evita il confronto, si dà per scontato che le cose si sistemeranno. E quando arriva il momento — per scelta o per necessità — è troppo tardi per fare le cose bene.

Questo articolo non riguarda solo le aziende. Riguarda il patrimonio nel suo insieme: finanziario, immobiliare, previdenziale. Perché il passaggio generazionale è prima di tutto un tema patrimoniale.


Perché il passaggio fallisce: le tre cause ricorrenti

Nella nostra esperienza professionale, le situazioni più problematiche hanno quasi sempre le stesse radici.

Si inizia troppo tardi. L’imprenditore che a settant’anni si rende conto che nessuno dei figli è pronto a prendere in mano l’azienda. Il professionista che non ha mai scritto testamento perché “c’è tempo”. Il genitore che possiede cinque immobili intestati tutti a sé e non ha mai pensato a come dividerli. Quando si inizia in emergenza — per un problema di salute, per una crisi aziendale, per un evento imprevisto — le opzioni si riducono e i costi aumentano.

Non si distingue tra equità e uguaglianza. Dividere tutto in parti uguali sembra la scelta più giusta. Ma non lo è, quando un figlio lavora nell’azienda da vent’anni e l’altro no. Quando un erede ha bisogno di liquidità e un altro di stabilità. Quando il patrimonio è composto da beni diversi — un’azienda, degli immobili, un portafoglio finanziario — che non si possono semplicemente “tagliare a metà”. L’uguaglianza formale può generare ingiustizia sostanziale. E l’ingiustizia sostanziale genera conflitti.

Si sottovaluta la componente emotiva. Il passaggio generazionale non è una transazione. È una relazione. Tra genitori e figli, tra fratelli, tra il fondatore e la creatura che ha costruito. L’imprenditore che “non molla” non lo fa per avidità — lo fa perché quell’azienda è la sua identità. Il figlio che si sente inadeguato non è necessariamente incapace — è schiacciato dal confronto con il fondatore. Ignorare queste dinamiche e concentrarsi solo sugli aspetti tecnici è la ricetta per il fallimento.


La mappa del patrimonio: il punto di partenza

Prima di decidere come trasferire, bisogna sapere cosa si ha. E qui le sorprese non mancano.

Un patrimonio familiare completo include componenti che spesso non vengono considerate insieme: l’azienda (con il suo valore, i suoi debiti, i finanziamenti soci), gli immobili (personali e aziendali, con le loro rendite e i loro costi), il portafoglio finanziario (investimenti, polizze, liquidità), la previdenza (pensione pubblica, fondi pensione, TFR), le coperture assicurative e — spesso dimenticati — gli obblighi (fideiussioni personali, garanzie prestate, debiti).

Solo con una visione completa è possibile costruire un piano di passaggio che sia equilibrato, fiscalmente efficiente e rispettoso delle esigenze di tutti gli attori coinvolti.


Gli strumenti: dal testamento al trust

Il diritto italiano offre diversi strumenti per pianificare il passaggio generazionale. Nessuno è perfetto in assoluto — ciascuno risponde a esigenze specifiche. Spesso la soluzione migliore è una combinazione di più strumenti.

Il testamento. È lo strumento base — e il più trascurato. Consente di destinare la quota disponibile (quella eccedente la legittima riservata a coniuge e figli) secondo le proprie volontà. Per patrimoni semplici può essere sufficiente. Per patrimoni complessi è un punto di partenza, non una soluzione completa. Ne abbiamo parlato in dettaglio nell’articolo dedicato alla successione senza testamento.

Il patto di famiglia. Introdotto nel 2006 (artt. 768-bis e seguenti del codice civile), è lo strumento pensato specificamente per il passaggio generazionale dell’impresa. Consente all’imprenditore di trasferire l’azienda — o le partecipazioni societarie — a uno o più discendenti, con il consenso di tutti i legittimari. Chi non riceve l’azienda viene liquidato con una compensazione in denaro o in beni, concordata tra le parti. Il vantaggio principale: il trasferimento è definitivo e non impugnabile con l’azione di riduzione. Il patto di famiglia dà certezza — e la certezza, in un passaggio generazionale, vale molto.

La donazione con riserva di usufrutto. Permette di trasferire la proprietà di un bene — tipicamente un immobile o una partecipazione — mantenendo il diritto di usarlo e di percepirne i frutti (affitti, dividendi) per tutta la vita. Il genitore dona ma continua a beneficiare del bene. L’erede riceve la nuda proprietà che diventerà piena proprietà al momento del decesso del donante. Attenzione: le donazioni possono essere soggette ad azione di riduzione da parte degli altri legittimari se ledono la loro quota — per questo la pianificazione deve considerare l’intero patrimonio.

La polizza vita. Il capitale erogato al beneficiario designato di una polizza vita non entra nell’asse ereditario, non è soggetto a imposta di successione e non è toccato dalla quota di legittima (salvo casi di sproporzione manifesta). Per il passaggio generazionale ha due funzioni fondamentali: fornire liquidità immediata agli eredi (per pagare le imposte di successione, liquidare i coeredi o sostenere l’azienda nella fase di transizione) e compensare gli squilibri tra eredi che ricevono beni diversi.

Il trust. Per situazioni complesse — figli minorenni, eredi con disabilità, secondi matrimoni, patrimoni in più giurisdizioni, esigenze di protezione da rischi imprenditoriali — il trust consente di creare una struttura su misura. I beni conferiti nel trust escono dal patrimonio del disponente e vengono gestiti da un trustee secondo regole precise, a beneficio di soggetti designati. È lo strumento più flessibile e più sofisticato — e richiede assistenza specializzata nella strutturazione. Collaboriamo direttamente con una trust company per chi desidera valutare questa opzione.

La holding familiare. Per patrimoni che comprendono più aziende, immobili e partecipazioni, la creazione di una holding familiare consente di accentrare la proprietà in un’unica struttura societaria, semplificando la gestione e il futuro trasferimento delle quote. La holding può essere combinata con patti parasociali e regolamenti interni che disciplinano la governance familiare — chi decide cosa, come si risolvono i conflitti, come entrano ed escono i membri della famiglia dalla gestione.


La fiscalità: un vantaggio italiano che pochi sfruttano

L’Italia ha una delle fiscalità successorie più favorevoli d’Europa. La franchigia di 1.000.000 di euro per coniuge e figli, con aliquota del 4% sull’eccedenza, è significativamente più bassa rispetto a Francia, Germania o Regno Unito. Eppure molti imprenditori pianificano il passaggio generazionale come se le imposte fossero il problema principale — quando il problema principale è quasi sempre la governance, la liquidità e la gestione dei conflitti.

Dal 2026, con il D.Lgs. 139/2024, le franchigie per donazioni e successioni sono diventate indipendenti. Questo significa che un genitore può donare fino a 1.000.000 di euro a ciascun figlio e, successivamente, ciascun figlio può ereditare ulteriori 1.000.000 di euro senza imposta di successione. Di fatto, la soglia di esenzione è raddoppiata — un vantaggio enorme per le famiglie con patrimoni importanti che pianificano con anticipo.

Inoltre, il trasferimento di aziende o partecipazioni di controllo agli eredi in linea retta può beneficiare dell’esenzione totale dall’imposta di successione, a condizione che gli eredi proseguano l’attività per almeno cinque anni. È un incentivo potente che rende il passaggio generazionale dell’impresa fiscalmente molto efficiente — ma che richiede pianificazione e impegno formale.


Quando coinvolgere i figli (e quando no)

Una delle decisioni più delicate è il coinvolgimento della generazione successiva. Il fondatore che tiene tutto per sé fino all’ultimo giorno crea un vuoto impossibile da colmare. Ma il fondatore che coinvolge i figli troppo presto, senza che abbiano maturato esperienza esterna, rischia di creare dipendenza senza competenza.

L’esperienza esterna è un tema su cui le ricerche sono concordi: i passaggi generazionali più riusciti sono quelli in cui i successori hanno lavorato fuori dall’azienda di famiglia per almeno 5-10 anni, maturando competenze proprie e una visione indipendente. Il KPMG Global Family Business Report 2025 e l’Osservatorio AUB confermano che i successori con esperienze esterne — anche internazionali — producono risultati migliori in termini di crescita e redditività.

E se nessun figlio è adatto o interessato? Non è un fallimento — è una realtà da gestire. Le opzioni esistono: management esterno con la famiglia che mantiene la proprietà, cessione a terzi con reinvestimento del capitale, fusione con un’altra realtà. L’importante è che la scelta sia consapevole e pianificata, non subita.


La timeline: quanto tempo serve

Un passaggio generazionale ben gestito richiede tempo. Non mesi — anni.

Fase 1 — Mappatura e visione (6-12 mesi). Analisi del patrimonio complessivo. Definizione degli obiettivi: chi riceve cosa, con quale ruolo, con quale tempistica. Identificazione degli strumenti più adatti.

Fase 2 — Strutturazione (12-24 mesi). Implementazione degli strumenti scelti: testamento, patto di famiglia, donazioni, trust, riorganizzazione societaria, polizze. Ogni passaggio va coordinato tra consulente finanziario, notaio, avvocato e commercialista.

Fase 3 — Transizione operativa (2-5 anni). Graduale trasferimento delle responsabilità operative. Affiancamento del fondatore ai successori. Introduzione di eventuali manager esterni. Adattamento della governance.

Fase 4 — Consolidamento (ongoing). Monitoraggio dell’assetto, gestione dei conflitti, adeguamento degli strumenti alle evoluzioni familiari e patrimoniali.

Chi inizia a pianificare a quarant’anni ha un vantaggio enorme. Chi inizia a sessanta ha meno opzioni ma può ancora fare molto. Chi aspetta che il problema si presenti da solo ha già perso la partita.


Non è un atto. È un processo.

Il passaggio generazionale non si risolve con un singolo documento firmato dal notaio. È un processo che coinvolge la famiglia, i professionisti, l’azienda e il tempo. Richiede conversazioni difficili, decisioni coraggiose e la capacità di distinguere tra ciò che è giusto per la famiglia e ciò che è comodo nel breve termine.

Ma chi lo affronta con metodo — con una mappa chiara, gli strumenti giusti e il supporto di professionisti competenti — protegge non solo il patrimonio ma anche le relazioni familiari. Che, alla fine, valgono molto di più.


Valutare il servizio

Per imprenditori e famiglie che desiderano avviare o strutturare un piano di passaggio generazionale — o che vogliono verificare se il proprio patrimonio è organizzato per affrontare questa transizione — è possibile richiedere un incontro conoscitivo riservato. Un confronto dedicato per mappare la situazione attuale e definire il percorso più adatto.


Domande frequenti

Quando è il momento giusto per iniziare a pianificare il passaggio generazionale?
Il prima possibile. Gli strumenti più efficaci — patto di famiglia, trust, donazioni, riorganizzazione societaria — richiedono anni per essere implementati e stabilizzati. L’ideale è iniziare quando l’imprenditore è in piena attività e in salute, con il tempo per valutare le opzioni senza pressione.

Il patto di famiglia è impugnabile?
No, ed è il suo principale vantaggio. A differenza di un testamento o di una donazione, il patto di famiglia — sottoscritto con il consenso di tutti i legittimari — non è soggetto ad azione di riduzione. Dà certezza giuridica al trasferimento dell’azienda.

Quanto costa il passaggio generazionale in termini di imposte?
Meno di quanto si pensi. La franchigia per coniuge e figli è di 1.000.000 di euro ciascuno, con aliquota del 4% sull’eccedenza. Il trasferimento di aziende o partecipazioni di controllo in linea retta può essere totalmente esente, a condizione che gli eredi proseguano l’attività per almeno cinque anni. Con il raddoppio delle franchigie dal 2026 (donazioni e successioni indipendenti), lo spazio di esenzione si è ulteriormente ampliato.

Cosa succede se nessun figlio vuole o può gestire l’azienda?
Le opzioni includono l’inserimento di un management esterno con la famiglia che mantiene la proprietà, la cessione a terzi (con reinvestimento del capitale in un portafoglio diversificato), la fusione con un’altra realtà o la quotazione. In ogni caso, la scelta va pianificata — non subita in emergenza.

Serve un professionista per il passaggio generazionale?
Serve un team di professionisti: consulente finanziario per la pianificazione patrimoniale complessiva, notaio per gli atti di trasferimento, avvocato per la struttura giuridica (trust, patti parasociali, holding), commercialista per la fiscalità. Il coordinamento tra queste figure è essenziale — e spesso è il ruolo più prezioso che un consulente patrimoniale possa svolgere.


Mirko Tessari — Consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede
Iscritto all’Albo OCF — Delibera n. 804 del 18/01/2017

GESTIONE PATRIMONIALE EVOLUTA

Valutare se il servizio è in linea con le proprie esigenze

Un breve questionario di valutazione. In caso di allineamento, verrà proposto un incontro conoscitivo riservato.

Richiedi una valutazione