Quando nasce un figlio, i genitori pensano a tutto: la salute, la scuola, la casa, le vacanze. Al futuro finanziario del bambino — quello che determinerà le opportunità che avrà tra vent’anni — quasi nessuno ci pensa. O meglio: ci si pensa, ma si rimanda. “Inizieremo quando sarà più grande.” “Quando avremo più liquidità.” “Quando i mercati saranno più favorevoli.”
E intanto passa il tempo. Che è esattamente la risorsa più preziosa quando si parla di investimenti per i figli — e l’unica che, una volta persa, non si recupera.
Il vantaggio che nessun rendimento può sostituire: il tempo
Un bambino che nasce oggi ha davanti a sé un orizzonte temporale di investimento che un adulto può solo sognare. Diciotto anni fino alla maggiore età. Venticinque fino alla fine degli studi. Sessanta-sessantacinque fino alla pensione. Nessun altro investitore al mondo ha questo vantaggio.
L’effetto composto — la crescita del capitale che genera a sua volta crescita — è tanto più potente quanto più lungo è l’orizzonte. Un investimento di 200 euro al mese per 18 anni, con un rendimento medio del 5% annuo, produce un capitale di circa 70.000 euro — a fronte di versamenti totali di 43.200 euro. La differenza — quasi 27.000 euro — è il rendimento generato dal tempo.
Con 500 euro al mese, nelle stesse condizioni, il capitale sale a circa 175.000 euro. Con un versamento iniziale di 50.000 euro e nessun versamento successivo, dopo 18 anni il capitale è circa 120.000 euro.
Sono proiezioni basate su rendimenti storici di lungo periodo — non garanzie. Ma il principio è inattaccabile: prima si inizia, meno serve versare per ottenere lo stesso risultato. Chi inizia alla nascita ha un vantaggio enorme su chi inizia a dieci anni. E chi inizia a dieci ha un vantaggio enorme su chi inizia a diciotto. Il simulatore investimenti sul sito consente di verificare scenari personalizzati.
L’errore più comune: il conto deposito “sicuro”
La prima reazione di molti genitori è aprire un libretto di risparmio o un conto deposito intestato al figlio. Sembra la scelta più sicura. In realtà è la scelta più costosa — perché il costo invisibile dell’inflazione erode il capitale anno dopo anno.
50.000 euro depositati oggi su un conto che rende l’1% annuo, tra 18 anni valgono circa 59.700 euro in termini nominali. Ma con un’inflazione media del 2,5%, il potere d’acquisto reale di quei 59.700 euro è equivalente a circa 38.400 euro di oggi. Si è perso potere d’acquisto, non guadagnato.
Per un orizzonte di 18 anni, la componente azionaria — attraverso fondi o ETF globali diversificati — è storicamente lo strumento più efficace. La volatilità di breve periodo è irrilevante su un orizzonte così lungo. E il rendimento atteso è significativamente superiore a qualsiasi strumento a capitale garantito.
La “sicurezza” del conto deposito è un’illusione su orizzonti lunghi. La vera sicurezza è un portafoglio diversificato che cresce più dell’inflazione.
Il piano di accumulo: la strategia più semplice e più potente
Il Piano di Accumulo del Capitale (PAC) è lo strumento ideale per investire per i figli. Il principio è semplice: versamenti periodici — mensili, trimestrali o annuali — in un portafoglio diversificato, indipendentemente dall’andamento dei mercati.
Il PAC ha tre vantaggi strutturali.
Disciplina. Il versamento automatico elimina le decisioni emotive. Non bisogna decidere ogni mese se è “il momento giusto” per investire — si investe e basta. Nel lungo periodo, questa disciplina batte qualsiasi tentativo di market timing.
Mediazione del prezzo. Investendo la stessa cifra ogni mese, si comprano più quote quando i mercati scendono e meno quote quando salgono. Il prezzo medio di acquisto si livella nel tempo, riducendo l’impatto della volatilità.
Accessibilità. Non serve un capitale iniziale importante. 200, 300, 500 euro al mese sono sufficienti per costruire un capitale significativo in 18 anni. Per chi ha disponibilità maggiori, si può combinare un versamento iniziale (PIC) con un PAC mensile — ottenendo il meglio di entrambi gli approcci.
La scelta degli strumenti è importante: vanno privilegiati strumenti diversificati a livello globale, con costi contenuti, preferibilmente ad accumulo per efficienza fiscale. La selezione — che può includere ETF, fondi istituzionali o una combinazione di strumenti — va fatta in base al patrimonio complessivo, all’orizzonte temporale e alla strategia definita con il consulente.
Il fondo pensione per i figli: lo strumento che quasi nessuno conosce
È possibile aprire un fondo pensione anche per un figlio minorenne. E ci sono ottimi motivi per farlo.
La deducibilità. I contributi versati dai genitori al fondo pensione del figlio a carico fiscale sono deducibili dal reddito del genitore — fino a 5.300 euro annui (limite 2026). Per un genitore con aliquota marginale al 43%, significa un risparmio fiscale immediato di 2.279 euro. È lo stesso vantaggio del fondo pensione personale — applicato a un investimento per il figlio.
L’anzianità di iscrizione. L’iscrizione al fondo pensione parte dal giorno dell’apertura — anche se il titolare ha zero anni. Questo significa che quando il figlio raggiungerà l’età pensionabile, avrà 60+ anni di iscrizione al fondo. La tassazione sulla prestazione finale scende dallo 0,30% per ogni anno oltre il quindicesimo: con 60 anni di iscrizione, l’aliquota finale sarà del 9% — il minimo possibile. Un vantaggio fiscale costruito in decenni che sarebbe impossibile da replicare iniziando a 30 o 40 anni.
L’impignorabilità. Il fondo pensione è impignorabile e insequestrabile. Per un genitore imprenditore che vuole proteggere un capitale destinato ai figli da eventuali rischi professionali, è uno strumento doppiamente utile.
Naturalmente il fondo pensione ha dei vincoli: il capitale è bloccato fino alla pensione (salvo anticipazioni per motivi specifici). Per questo non dovrebbe essere l’unico strumento — ma un complemento al portafoglio investito, che offre vantaggi fiscali unici.
A chi intestare gli investimenti
Un aspetto spesso trascurato è l’intestazione. Gli investimenti per i figli possono essere intestati in diversi modi, ciascuno con implicazioni diverse.
Intestati al genitore. Il genitore mantiene il pieno controllo: può vendere, modificare, riallocare liberamente. Al momento opportuno, trasferirà il capitale al figlio — con una donazione (soggetta alle regole sulla donazione di cui abbiamo parlato nell’articolo dedicato) o per successione. Il vantaggio è la flessibilità totale. Lo svantaggio è che gli investimenti restano nel patrimonio del genitore — esposti ai suoi rischi personali e professionali.
Intestati al figlio minore. È possibile, ma richiede l’autorizzazione del giudice tutelare per la sottoscrizione e per qualsiasi operazione di disinvestimento. La procedura è più complessa ma offre una protezione maggiore: il capitale è nel patrimonio del figlio, non del genitore.
Tramite polizza vita. Una polizza vita con beneficiario il figlio offre vantaggi specifici: il capitale non entra nell’asse ereditario, è impignorabile (art. 1923 c.c.) e gode di esenzione dall’imposta di successione. Per chi ha esigenze di protezione patrimoniale, è un’opzione da valutare.
La scelta dipende dalla situazione specifica — patrimonio complessivo, rischi professionali, obiettivi, composizione familiare. Non esiste una risposta universale.
Quanto mettere da parte: i numeri concreti
Dipende dall’obiettivo. Ecco alcuni scenari indicativi, basati su un rendimento medio annuo del 5% — coerente con i rendimenti storici di un portafoglio azionario globale diversificato:
Obiettivo università (18 anni): per accumulare 100.000 euro servono circa 290 euro al mese. Per 200.000 euro, circa 580 euro al mese.
Obiettivo acquisto casa (25 anni): per accumulare 200.000 euro servono circa 330 euro al mese. Per 300.000 euro, circa 500 euro al mese.
Obiettivo patrimonio di partenza (30 anni): per accumulare 500.000 euro servono circa 600 euro al mese.
Per chi ha la possibilità di un versamento iniziale importante — 50.000, 100.000, 200.000 euro — i versamenti mensili necessari si riducono proporzionalmente. E per chi ha patrimoni significativi, destinare una quota all’investimento per i figli non è un sacrificio — è una pianificazione.
Questi numeri sono proiezioni basate su medie storiche, non garanzie. Il rendimento effettivo dipenderà dall’allocazione del portafoglio, dai costi degli strumenti e dall’andamento dei mercati.
Il valore più grande: l’educazione finanziaria
Investire per i figli non è solo costruire un capitale. È trasmettere un modo di pensare. Un figlio che cresce sapendo che i genitori investono per il suo futuro — e che viene gradualmente coinvolto nel comprendere come funzionano gli investimenti — sviluppa una consapevolezza finanziaria che la scuola italiana non insegna.
Mostrare a un adolescente come il suo PAC è cresciuto negli anni, spiegare perché un ribasso di mercato non è un motivo per vendere, discutere insieme le scelte di allocazione: sono lezioni che valgono quanto — se non più — del capitale stesso.
Non è mai troppo tardi. Ma prima è meglio.
Il momento ideale per iniziare a investire per i figli è il giorno della nascita. Il secondo momento migliore è oggi. Ogni anno di ritardo costa caro — non perché i mercati siano più o meno favorevoli, ma perché si perde un anno di effetto composto che nessun rendimento futuro può compensare.
Per chi ha le risorse, non c’è investimento con un rapporto rischio-rendimento migliore di quello fatto per un figlio con un orizzonte di 18 anni davanti.
Valutare il servizio
Per chi desidera strutturare un piano di investimento per i figli — o integrarlo in una pianificazione patrimoniale familiare più ampia — è possibile richiedere un incontro conoscitivo riservato. Un confronto dedicato per definire obiettivi, strumenti e importi più adatti alla propria situazione.
Domande frequenti
Da che età si può iniziare a investire per un figlio?
Dal giorno della nascita. Il fondo pensione può essere aperto anche per un neonato. Il PAC in ETF può essere attivato in qualsiasi momento. Prima si inizia, più tempo ha l’effetto composto per lavorare.
Conviene il fondo pensione per un figlio minore?
Sì, per due motivi: la deducibilità dei contributi dal reddito del genitore (fino a 5.300 euro/anno) e l’accumulo di anzianità di iscrizione che garantirà la tassazione minima del 9% all’uscita. Il vincolo è che il capitale è bloccato fino alla pensione — per questo va affiancato a investimenti più flessibili.
Quanto serve investire al mese per costruire un capitale significativo?
Con 300 euro al mese per 18 anni, ipotizzando un rendimento medio del 5%, si accumulano circa 105.000 euro. Con 500 euro al mese, circa 175.000 euro. Il simulatore investimenti consente di calcolare scenari personalizzati.
È meglio intestare gli investimenti al figlio o tenerli a nome del genitore?
Dipende dalla situazione. A nome del genitore si ha flessibilità totale ma il capitale resta esposto ai rischi del genitore. A nome del figlio serve l’autorizzazione del giudice tutelare ma il capitale è protetto. Una polizza vita con beneficiario il figlio offre protezione e flessibilità. La scelta va fatta considerando il quadro patrimoniale complessivo.
Mirko Tessari — Consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede
Iscritto all’Albo OCF — Delibera n. 804 del 18/01/2017






