Sconfinamento bancario, cosa cambia?

Lo sconfinamento in banca in parole semplici è quando spendi più di quello che hai sul conto. Punto.

Potrei anche non aggiungere altro che questa è la definizione più chiara e diretta possibile.

Nell’ambito più allargato però gli sconfinamenti sono riferiti anche alle rate di finanziamenti, mutui e altre agevolazioni bancari, dove ad esempio, quando viene addebitata la rata sul conto, non trova capienza adeguata e quindi viene respinta o porta il conto in rosso.

Può capitare anche se però hai le bollette che vengono addebitate automaticamente sul tuo conto e il giorno in cui devono essere addebitate non hai soldi a sufficienza sul conto corrente.

Quando più volte ho scritto che sui conti degli italiani ci sono depositati più di 1600 miliardi di euro mi riferisco ovviamente alla somma totale.

La media dei depositi è circa di 18.000 euro ad Italiano, ma appunto è una media.

Ci sarà chi ha 36.000 euro e chi zero.

Questo è il senso della media.

Chi ha zero sul conto è molto più a rischio di sconfino. Chiaro, no?

Si capisce chiaramente che se ogni mese le entrate pareggiano le uscite, al minimo inconveniente è facile poter andare in rosso.

Quando il conto corrente va sotto zero dovremmo già aprire una discussione su come sia da rivedere la finanza personale.

Ma andando a vedere cosa succede ci sono sostanzialmente due scenari:

  • La banca ti ha autorizzato
  • La banca non ti ha autorizzato

Se la banca ti ha autorizzato vuol dire che hai un fido sul conto corrente e quindi puoi andare sotto zero, entro il limite di autorizzazione concesso dalla banca.

A fronte di questa concessione la banca ti chiede una commissione per la concessione del credito, che standard è del 2% all’anno, più un tasso sulla somma che utilizzi dentro il fido.

Se invece non ti ha autorizzato, lo sconfinamento porta a delle conseguenze che sono state inasprite dal 1 gennaio 2021 e ti racconto tra poco.

Prima vorrei però aprire una piccola parentesi.

Se la banca ti fa andare sotto zero sul conto corrente senza la presenza di un fido cassa (si chiama così il fido di conto corrente) non ti fa un favore perché, vale sia per i privati che per le aziende, questi comportamenti vanno a modificare il tuo punteggio di buono/cattivo pagatore.

Un’altra parentesi che devo aprire è che il fido cassa è nella maggior parte delle volte a revoca.

A revoca vuol dire che può essere revocato in ogni momento dalla banca.

Un finanziamento, un mutuo, hanno un piano di ammortamento che stabilisce quante rate devi pagare e per quanto tempo. Il fido no.

Il fido ti concede dello spazio in più sul conto corrente e se domani, per qualche motivo, la banca decide che non te lo meriti più, te lo toglie. E i soldi li vorrebbe subito indietro.

Ora torniamo a cosa cambia dal 1 gennaio 2021.

Viene adottato il regolamento UE sul default bancario per gli enti creditizi e le imprese di investimento.

Vengono rivisti ancora una volta i requisiti patrimoniali minimi obbligatori per le banche e gli intermediari e di conseguenza quindi vengono adottati criteri più stringenti per la valutazione dei crediti dei clienti.

Le nuove regole definite sono quelle che giudicano un cliente in default (traduzione semplicistica ma non esaustiva – fallito).

La banca considererà in default un cliente quando si verificheranno almeno una delle due seguenti situazioni:

  • La banca giudica improbabile il recupero del credito senza l’escussione delle garanzie
  • Arretrato da oltre 90 giorni nel pagamento su una esposizione rilevante

La soglia per definire una esposizione rilevante è il fulcro del cambiamento della normativa.

Si definisce esposizione rilevante:

  • Per le imprese 500 euro in valore assoluto e l’1% in valore relativo rispetto al totale dei crediti concessi dalla banca
  • Per privati e pmi il valore assoluto di 100 euro e l’1% in valore relativo rispetto al totale dei crediti concessi dalla banca

Attenzione perché se su un conto corrente ho 100.000 euro ma su altro conto invece sono a -1000 euro la regola si applica e non è possibile applicare una “compensazione”. Potrai fare tu una compensazione di saldi ma la normativa in automatico ti classificherebbe in default.

Lo stato di classificazione in default rimane attivo 90 giorni dal momento in cui il cliente ha regolarizzato la posizione e sistemato gli arretrati.

Essere in default (ma anche avere sconfinato, pagare le rate in ritardo, ecc) ti classifica come un cliente a rischio e quindi pregiudica la tua capacità di accedere al sistema bancario.

Considerazioni:

Controlla spesso i saldi dei conti correnti.

Verifica anche i rapporti che sono cointestati con altri soggetti, magari tu sei parsimonioso ma l’altro no.

Controlla bene le condizioni dei finanziamenti, prestiti e altre agevolazioni bancarie che non abbiano condizioni che possano metterti in crisi.

Quando fai finanziamenti, prestiti o altre forme di facilitazioni bancarie verifica anche la situazione attuale per non appesantire troppo il bilancio familiare/aziendale.

Ultima considerazione, non per importanza, è che alla base della finanza personale e del nostro benessere attuale e futuro deve esserci la corretta pianificazione finanziaria.

Dobbiamo avere chiare quali sono le nostre entrate e le nostre uscite.

Mi ripeto lo so, ma non è obbligatorio investire. È invece obbligatorio avere a disposizione un nostro fondo di riserva per le emergenze, un cassetto da aprire in caso di necessità.

La pianificazione di breve, medio e lungo periodo.

Se poi i nostri obiettivi vogliamo costruirli facendoci aiutare dai mercati finanziari, andiamo ad aumentare le probabilità di raggiungerli prima e in maniera più ordinata ed efficiente.

Ma prima pianifica, proteggiti e poi investi.